NARDO' - Caro direttore, presunti leoni da tastiera, e mutazioni politiche radicali. Parliamone ancora.
La replica per una singolare espressione che mi è stata “affibbiata”, da parte di u* “fesbucchian*” di solito non rientra tra le mie prerogative, ovvero preoccupazioni, di vita.
Poiché ritengo che nel neologismo fesbucchiano si racchiuda chi, tramite il social e solo attraverso e con l’uso del social, riesce a mettere in scena il proprio delirio.
Tuttavia a volte la replica si rende doverosa, per far comprendere quanto è mal posta quell’accusa, perché spesso se ne fa un uso oltre misura.
Sono stato accusato di essere “Un leone da tastiera".
Secondo chi ha voluto deliziarmi di questa colorita (ma poco indagata) espressione, devo purtroppo dire questo: L’espressione leone da tastiera (non lo dico io ma traduco da ciò che passa sui vari motori di ricerca) è un utente che online si comporta in modo aggressivo, offensivo e minaccioso, spesso usando l'anonimato per fare commenti che non farebbe di persona. Questo comportamento aggressivo è tipicamente legato a frustrazione, insicurezza o un bisogno di appartenenza e si manifesta con insulti, minacce o critiche feroci.
Da quando scrivo, e questo risale ad almeno 45 anni fa, tramite giornali, riviste e periodici online, non ho mai usato espressioni, rivolte verso qualcun*, che possano insultare le persone, ma solo ed esclusivamente critiche.
Ho sempre firmato, e sottoscritto, ciò che espongo. E il contesto che presento, nei miei scritti, è costantemente molto ampio, con argomentazioni di paragone, che mettono in luce gli aspetti negativi e quelli positivi delle varie situazioni che tratto.
Inoltre, quello che a me interessa è il ruolo o la funzione pubblica che ricopre la persona o le persone che critico, non l’aspetto, squisitamente, personale. Delle vite private degli individui trascuro volentieri, almeno che non siano oggetto di esame o di studio economico, sociale, culturale ed antropologico. E comunque qualora la mia attenzione si dovesse focalizzare sugli aspetti personali degli individui, mi viene in soccorso,
“Il diritto di critica, come il diritto di cronaca, che è disciplinato dall'art 21 della Costituzione Italiana il quale, nel primo comma, recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Se poi è la critica in sé, dosata da una sana ironia, e rende nervosi o eccita qualcuno, o meglio è il biasimo che irrita alcuni internauti fesbucchiani, mi duole ma per questi sintomi non ho la cura. Possono solo, se riescono, non leggermi.
E a questo proposito (mi scuso per l’ampia ed articolata, ma doverosa, esposizione) dopo la nomina del sindaco di Nardò a coordinatore della Lega Nord, la notizia si espone a molte critiche, e ad alcune domande che non posso a fare a meno qui di sollevare.
La Lega? Ma come può un sindaco che ha emanato divieti contro il lavoro nei campi, nelle ore più calde, da parte dei migranti; si è dichiarato a favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, e che “Il Fatto Quotidiano”, del 4 agosto del 2016 riportava dichiarazioni del sindaco di Nardò, “...le sue politiche potrebbero fare storcere il naso a movimenti e partiti della galassia della destra populista, dalla Lega Nord a Fratelli d’Italia passando per Casapound.
Dichiarava il sindaco: “Per me Matteo Salvini, Giorgia Meloni non sono dei riferimenti politici. Se proprio devo essere incasellato da qualche parte, ammetto che guardo con grande interesse al Movimento 5 Stelle di cui sono un elettore storico”.
Peccato che anche Beppe Grillo probabilmente avrebbe da ridire qualcosa sulle sue politiche pro-immigrati.
“Non mi interessa l’ortodossia, sono sempre stato minoranza anche all’interno dei partiti in cui ho militato”.
Allego il link dell’articolo, perché gli increduli spuntano come funghi.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/04/nardo-il-sindaco-fasciocomunista-che-lotta-contro-i-caporali-aiuto-i-migranti-in-coerenza-alle-idee-della-destra-sociale/2951328/
Come può un sindaco, a distanza di pochi anni, un esponente politico mutare radicalmente idee e collocarsi con la Lega Nord di Salvini e Vannacci?
E come possiamo noi (non leoni da tastiera, ma liberi pensatori critici) che assistiamo increduli a queste peripezie politiche, rimanere fermi e non valutare, o meglio far notare, questa condotta politica?
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente















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