Caro direttore, la sinistra, il ventinovesimo affresco della Basilica di San Francesco d’Assisi, e le scarpe di Pio La Torre.
Siccome di mestiere sono eternamente rompiscatole, non posso sottrarmi e non considerare, in modo severamente critico (a costo di farmi leggere solo da pochi intimi) che c’è una sinistra in questa campagna elettorale, per il rinnovo del Consiglio Regionale, che non sta svolgendo appieno il proprio ruolo.
Dai candidati del centro sinistra non sento parlare del genocidio a Gaza, del fallito cessate il fuoco per il popolo palestinese, che dal ’48 è costretto a sottostare in condizioni di apartheid e colonizzato; non si parla di sanità pubblica, di come uscire dallo stato di emergenza, per cui sono sempre di più la gente che non riesce ad accedere alle liste d’attesa, e rinuncia a curarsi perché deve pagare visite ed esami costosi; perché è un tabù sospendere, anche solo momentaneamente, l’attività intramoenia (Alpi) dei medici e impiegarli ad effettuare lavoro ambulatoriale nei Distretti e negli Ospedali pubblici, ed accorciare così le lunghissime liste d’attesa; non sento parlare delle difficoltà economiche delle famiglie degli operai, dei disoccupati, degli studenti e dei pensionati, che ogni giorno sono alle prese con il carrello della spesa, e con gli aumenti delle bollette di luce, gas e acqua; degli stipendi e pensioni che sono i più bassi d’Europa, e all’orizzonte non si intravedono incrementi; del perché disgraziatamente aumentano solo le file a ritirare un pasto alla Caritas; come non sento parlare di spese militari, che il governo sta allargando sempre più, a discapito dei fondi da destinare a sanità pubblica, scuola e università.
Nel dibattito attuale questi temi, che riguardano gli ultimi della società, sono assenti:
studenti che non ce la fanno più a pagare, per studiare, un affitto diventato sproporzionato; operai e lavoratori precari, sfruttati per meno di mille euro al mese; pensionati con paghe al minimo che per la vergogna preferiscono suicidarsi, piuttosto che lasciare la loro casa quando gli viene intimato lo sfratto.
Persone che non hanno più fiducia in niente, e nessuno, non hanno più punti di riferimento certi. E quando devono recarsi alle urne, disertano in massa.
Nell’Enciclica del compianto Papa Francesco, “Fratelli tutti”, il pontefice racconta di un passo importante nella vita del santo di Assisi.
Narra che gli affreschi nella Basilica avrebbero dovuti essere 29, e invece sono 28. Questo perché il ventinovesimo ritrae il poverello di Assisi che bacia, a Rivotorto, un lebbroso.
Affresco bloccato dai notabili dell’epoca, che finanziarono l’opera, in quanto non volevano far sapere che c’erano i lebbrosi, perché la città ne avrebbe sfigurato.
L’intero magistero di Francesco è stato caratterizzato al “gusto della solidarietà” (fraternità) tra i popoli, come un abbraccio all’uomo nuovo.
Ragion per cui Francesco ci manca, perché ha sempre denunciato la cultura dell’indifferenza e dello scarto. Ci ha insegnato, a credenti e miscredenti, a guardare il mondo dalle periferie economiche, materiali ed esistenziali. Ci ricordava, quasi quotidianamente, che a Gaza è in atto un genocidio, e la vergogna dell’umanità, che quei bambini non avessero la possibilità di nutrirsi in modo regolare.
Questi sono i problemi che i candidati della sinistra devono mettere in campo, se davvero vogliono proporre soluzioni per un’alternativa di società, a livello regionale e nazionale. E non solo discorsi tattici ed elettorali, o proporre un generico cambio di personale politico.
C’è l’esigenza, urgente, di un’alternativa ai disastri del neoliberismo, e del colonialismo per un fronte unico in difesa della democrazia e della nostra Costituzione.
Se all'opposto la gente, anche da parte dei partiti e candidati della sinistra, ascolta discorsi ordinari, vuoti, superflui duplicati con ciò che dice la destra, allora il rifiuto di andare a votare sarà in aumento, anzi diventerà cronico negli anni futuri.
Sapete anche in che modo si costruisce l’alternativa al neoliberismo della destra estrema, che sta imperversando in tutta Europa, e alla loro falsa legalità?
Anche attraverso la valorizzazione di un paio di scarpe.
Sì avete capito bene. Premetto, non sono un lettore assiduo di Walter Veltroni, ma un episodio inserito nel suo ultimo libro, “la più bella del mondo”, riferito alla nostra Costituzione, mi ha incuriosito. Libro diligentemente donato alle scuole dall’amministrazione di Buccinasco. E da qui si sono scatenate le destre più becere ed ignoranti.
Motivo, nel libro Veltroni parla di Pio La Torre, esponente comunista, parlamentare e sindacalista, che da ragazzo, famiglia di contadini poveri, per andare a scuola, e fare tanti chilometri, usava le scarpe col tacco della zia perché lui non ne aveva.
Per gli esponenti della destra questa sarebbe propaganda gender. Gli stessi personaggi politici non ricordano, o forse fanno finta di non ricordare, le foto del 30 aprile del 1982, quando la macchina di Pio La Torre e Rosario Di Salvo venne crivellata di proiettili da mafiosi criminali.
Le scarpe di Pio appoggiate che uscivano fuori dal finestrino. Quelle scarpe non erano da donna, ma i tacchi consumati per i chilometri percorsi a piedi nelle campagne, per difendere i diritti dei lavoratori. Contro i soprusi dei proprietari, dei mafiosi e dei politici massoni, e di destra, loro amici.
Dunque, quelle scarpe col tacco non sono propaganda gender, ma un prezioso esempio di come un politico, un comunista, un parlamentare ha mosso i primi passi per andare a scuola per istruirsi, con scarpe da donna prestate dalla zia, e poi ha ottenuto una legge, che porta il suo nome, per la confisca dei beni dei mafiosi, e per questo barbaramente ammazzato criminali, membri delle cosche.
Ecco, da questo bisognerebbe ripartire, da quel ventinovesimo affresco della Basilica di San Francesco d’Assisi, e dalle scarpe di Pio La Torre.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente















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