Caro direttore, il cagnolino come “decorazione”, vezzo moderno.
Avere un cane, meglio se di piccola taglia, ormai per molti è diventata una consuetudine, una prassi ornamentale.
Molti, forse troppi, hanno preso la, cattiva, abitudine di andarsene in giro, esibendo come trofeo il proprio cagnolino.
Nientemeno, siamo al punto che se al giorno d’oggi non possiedi un cucciolo di cane, rischi di apparire una persona “arretrata”, che detesta gli animali.
Il cagnolino lo vedi sbucare dalle pochette, bisacce, borse a tracolla. Lo tengono stretto in braccio, e lo sfoggiato come se fosse un addobbo.
Ormai è raro vedere una famigliola, a passeggio, che tiene al guinzaglio il proprio cagnolino. Tutti lo presentano al pubblico, in bella vista, ostentando prima la bestia, (spero, così dichiarando, non sia una bestemmia) e poi il figliuolo nel passeggino.
Ma il problema non è la posa nell’esibire il cane, in pubblico, ma è quello che nessuno vede. La loro gestione nel privato, nelle case.
Tenere un cane in casa richiede organizzazione e coerenza.
Bisogna garantire all’animale almeno 3-4 uscite quotidiane, per i bisogni e la socializzazione. Mantenere una routine stabile per pasti e passeggiate, e per l’insegnamento graduale a rimanere solo, per evitare l'ansia da separazione.
Difatti, per la maggior parte delle ore del giorno, quando i proprietari lavorano, fanno sport, devono uscire con gli amici per cene e incontri, anche di lavoro, i cani con chi rimangono? Chi bada a loro? Ovviamente sono in casa, da soli.
E quando, la maggior parte del cucciolo rimane chiuso nelle dimore, sui balconi, sulle logge cosa fa? Semplice, abbaia, latra, si annoia ed emette ululati e lamenti.
E chi soffre, oltre all’animale? I vicini! I poveri vicini, che spesso non hanno l’esigenza di avere un cane. Ma sono costretti a patire, subire, i guaiti dell’animale.
E quanti lamenti, latrati e abbai di cani si ascoltano in giro per i quartieri, per le vie e viuzze, se facciamo un giro nei paesi?
L'abbaio di un cane può facilmente superare gli 80 decibel e diventare, se prolungato, un disturbo della quiete pubblica punibile a norma di legge.
Ma questo il padrone del cagnolino, o del cane di grossa taglia, che l’ha acquistato solo per pavoneggiarsi, la sera per passeggiare, di solito non lo sa, o fa finta di ignorarlo.
Di fatto, se al proprietario della bestia fai notare che il cane abbaia, e non può essere lasciato solo, tante ore in casa, ti risponde che lui deve lavorare, ha bisogno di uscire per faccende, che non può pensare all’animale, e che comunque “deve abituarsi”.
E se invece l’animale non si abitua, e continua ad abbaiare furiosamente?
Chi ascolta i suoi lamenti? Sempre il povero fesso di vicino che ha bisogno, il pomeriggio o la notte, di riposare, che vorrebbe leggersi un libro in santa pace, guardarsi un film o scrivere.
Noi che vorremmo la quiete, la tranquillità, siamo all’assurdo, non possiamo neanche parlare. Perché se protestiamo veniamo accusati di essere contro gli animali, nientemeno confusi per antianimalisti. E questo è ingiusto.
Invece io dico un’altra cosa: ognuno ha il diritto di avere in casa anche un elefante, non me ne può fregare di meno. Ma deve assumere l’impegno, civile e morale, di amministrarlo in modo tale da non causare disturbo molesto, e fastidio, agli altri.
È come se il sottoscritto (cosa improbabile) acquistasse un pappagallo. E nelle ore del giorno, e della notte, quando sono assente da casa il pennuto effondesse il suo gracchiare ininterrotto. Da stressare persino il vicino impenitente.
Il proprietario di un cagnone, o cagnolino, non deve comperare la bestia come se fosse un “addobbo decorativo da esibire al pubblico”. Ma capire che quel piccolo peloso ha bisogno di attenzioni, cure e di una gestione vigile e costante.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente















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