NARDO' - Un grande fuoco illumina la cripta di Sant’Antonio Abate per ripristinare una tradizione e recuperare un pregevole patrimonio storico/artistico del nostro territorio. E sul web continua l'esperienza.
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Fede, folklore, arte, cultura e storia hanno caratterizzato la mani-festazione del “Il Rito della Focara” che si è tenuta sabato 17 gennaio presso la cripta di Sant’Antonio Abate a circa Km 3 da Nardò, lungo la “bretella” che collega la nostra città alla provinciale Lecce/Gallipoli. Di fronte alla zona industriale un tratturo, dopo aver costeggiato la Masseria Castelli Arene, porta ad una antica cripta bizantina, la cui presenza è indicata solo da una croce, incastonata nella roccia.
Fino al secondo dopoguerra, questo luogo è stato meta di pellegri-naggi da parte degli abitanti di Nardò e dei paesi limitrofi che, numerosi, partecipavano al rito religioso con la benedizione degli animali e l’accensione della focara.
Era un brulicare di fedeli, che chiedevano al Santo raccolti abbondanti e protezione dall’“herpes zoster”, comunemente chiamato “lu fuecu ti Sant’Antoniu”.
Il rito religioso si svolgeva sotto lo sguardo di 16 affreschi di Santi, che dalla seconda metà del 1200, ricoprono l’intera parete perimetrale. “Di chiara fattura e con evidente carattere iconografico bizantino”, creavano, un tempo, suggestivi giochi cromatici, oggi purtroppo sono in stato di degrado per le infiltrazioni di umidità e per ripetuti gesti vandalici.
La cripta, esempio di civiltà rupestre, a forma rettangolare, a navata unica, alta m. 1,90, circa m. 21 di superficie, sottoposta al piano di campagna di m. 2, fu probabilmente commissionata dalla locale comunità rurale a scopo devozionale.
Fin dagli anni ‘90 le scuole di Nardò hanno sostenuto campagne di sensibilizzazione a favore di questo sito, poi continuate dall’”Associazione per il Recupero delle Tradizioni e del Territorio” (ARTT), che, tra le altre attività, ha organizzato ogni anno il rito della focara il giorno della festa di Sant’Antonio.
Quest’anno la manifestazione del 17 gennaio ha incontrato ampio consenso non solo da parte dell’Amministrazione Comunale, ma anche in associazioni attente e sensibili alla tutela del territorio, come la Pro Loco di Nardò e l’Unione dei Commercianti, che hanno collaborato all’or-ganizzazione della suggestiva serata.
Don Francesco Martignano, docente di Liturgia presso la Facoltà Teologica Pugliese, con sede a Bari, ha presenziato al rito religioso con una veglia di preghiera in memoria di S. Antonio Abate; mentre le note del Vangelo, proclamato in greco, si diffondevano nell’aria, comunicando emozione, si risvegliava la memoria di un passato che ci appartiene, di un tempo in cui due culture, la greca e la latina, convivevano armonicamente, creando “la convivialità delle diversità”, di cui oggi si sente tanto il bisogno, come ha sottolineato il celebrante.
E’ seguita la benedizione delle tradizionali “sante marine” e il lancio delle lanterne con messaggi proposti dai ragazzi delle scuole che, nei giorni precedenti, hanno visitato la cripta.
La grande focara, allestita gratuitamente con grande professionalità e con arte da Rino Però, Aldo Sanasi e Enzo Martano, ha illuminato la campagna intorno e centinaia di visitatori, arrivati da ogni parte per conoscere la cripta.
La serata è continuata tra la musica dei gruppi Ajera Mea e Celen-tano Rock, la degustazione di prodotti locali e le immancabili “pettule”, offerte dalla Mensa della Comunità di Nardò.
Una giornata, quindi, all’insegna della devozione, della memoria storica e della solidarietà, una giornata il cui messaggio è chiaro: la storia della cripta è la nostra storia.
Non possiamo permettere che tale patrimonio culturale cada nell’oblio e in un ulteriore degrado, centinaia di visitatori hanno espresso il loro sostegno a questa campagna di sensibilizzazione che ci auguriamo porti al più presto al recupero della cripta.
Una delle nostre attività è la pubblicazione del sito web www.nardoartt.it dove sono documentate le iniziative e i percorsi realizzati dal nostro comitato.
Comitato ARTT – Franco Bove
















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