NARDO' - Ieri, 1 aprile, è stato riaperto il Museo Egizio di Torino in tutto il suo splendore. Una riapertura attesa da tempo, visto che i lavori di ampliamento sono iniziati oltre cinque anni fa. A contribuire anche due neritini: Francesco Gabellone e Francesco Giuri entrambi ricercatori dell’Information Technologies Lab del CNR IBAM di Lecce.
Il nuovo Egizio, ha aggiunto ai 6.500 reperti in mostra anche una parte dei 26mila pezzi finora custoditi in magazzino. Abbandonato l'allestimento ottocentesco, l'esposizione si presenta con una nuova veste dai caratteri internazionali, offrendo ai visitatori nuovi approfondimenti digitali che arricchiranno la visita con ricostruzioni 3D di contesti archeologici e mappe. Le nuove forme di comunicazione museale, basate sulla narrazione dinamica e l'informazione multimodale, hanno fortemente modificato le logiche espositive e le modalità stesse di fruizione dei contenuti culturali da parte del pubblico. Al tempo stesso l'impulso delle nuove tecnologie ha imposto prepotentemente nuove forme ibride di comunicazione. Da recenti studi risulta evidente che tutti quei musei che hanno caratterizzato la propria offerta culturale attraverso le tecnologie digitali e la partecipazione attiva del pubblico, hanno ottenuto i maggiori successi in termini di affluenza e, con molta probabilità, una maggiore comprensione delle informazioni culturali comunicate. In questo contesto nasce per il Museo Egizio di Torino, una proposta di comunicazione che, attraverso l'uso di tecnologie di restituzione tridimensionale, ricostruzione e computer animation, possa accelerare e potenziare le capacità cognitive del visitatore, diventando mezzo capace di generare efficacemente processi 'virtuosi' di apprendimento, basati su metafore del mondo reale, perciò facili da comprendere. Grazie alle più recenti conquiste nei settori della restituzione per immagini, alla scansione laser e alle tecniche di modellazione basate sulla fotogrammetria digitale, un gruppo di ricercatori dell'Information Technologies Lab del CNR IBAM di Lecce, coordinato da Francesco Gabellone, con Ivan Ferrari, Francesco Giuri e Maria Chiffi, hanno restituito in forma tridimensionale quasi cento oggetti di corredo della tomba di Kha, ricollocati poi virtualmente nel loro contesto originario per diventare gli elementi base di una narrazione. Grazie a questo approccio "autoesplicativo" il visitatore potrà comprendere le relazioni tra diversi oggetti, alcuni non visibili direttamente, come la mummia di Kha e della sua consorte Merit, ricostruire idealmente le tombe nel loro contesto originale, ma soprattutto potrà visitare, grazie alle tecniche di archeologia virtuale, questi contesti così come apparivano al momento della loro scoperta. Sono stati complessivamente realizzati tre filmati su base 3D: la tomba della regina Nefertari, la cappella di Maia e la tomba di Kha, scoperti dall'italiano Ernesto Schiaparelli nel 1906, contesti archeologici di straordinaria importanza per lo studio e la conoscenza dell'arte e della cultura dell'antico Egitto. Come sempre accade nei progetti di archeologia virtuale, la tecnologia permette di rievocare con un approccio filologico le suggestioni del passato e al tempo stesso informare il visitatore seguendo un approccio moderno ed efficace. Lʼaspetto comunicativo diviene una componente importante del processo di musealizzazione, un nuovo modo di concepire la comunicazione culturale, che pone i nuovi musei sul solco delle nuove dinamiche di comunicazione sociale.







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