NARDO' - Breve intervento nell’incontro del 18 dicembre 2016 al Caffè Letterario di Nardò a proposito dello scritto fatto dall’Avv. Elio Marra e dal Prof. Mario Mennonna sul confronto «tra un laico e un cattolico»
Appare ambiguità nella diversità di opinioni sul concetto di laicità in quanto si nega l’esistenza di un obiettivo concetto di laicismo da parte di chi ritiene, come è stato osservato stasera, che quanti parlano di «laicismo» sono estremisti, fondamentalisti. La verità è che il «laicismo» esiste, come travisamento della «laicità». Si condivide la laicità – una sana laicità – , ma non il laicismo in cui non di rado sconfina la laicità, quando sul punto si gioca con lo zampino politico (partitico). Il Pontefice non interferisce in campo politico quando parla su temi di fede, che sono i suoi temi, rientranti nell’ambito dell’etica, e così è pure per gli altri rappresentanti della Chiesa cattolica.
Su certi temi si vede la libertà di chi parla con veste partitica e non si vede la libertà di chi parla con veste confessionale ma con implicazioni che prescindono, anche qui, se così si ritiene nel primo caso, da tale veste in quanto riguardanti l’etica sociale, come traguardo comune della società civile. Ma a questo punto sorge l’interrogativo: possono solo parlare gli affiliati al partito che sponsorizza certi interventi (contrari all’etica secondo il punto di vista cattolico)? E per i cattolici, a parte e oltre i rappresentati della gerarchia ecclesiastica, quando sorge l’esigenza di levare una voce corale, com’è la situazione? È stato detto che non è proponibile un partito dei cattolici, ma questo non esclude che si possa prendere una certa decisione condivisa – sarebbe ora – e trascuro i dettagli, come ho avuto occasione di far osservare alcuni anni fa a proposito del rapporto tra cattolici e politica. Sarebbe opportuno un incontro su questo tema per uno scambio di idee.
C’è il credente, che può essere cattolico o di altra fede, e c’è l’ateo. Al di là del caso particolare, in genere, io dico che un confronto avrebbe senso se fatto tra un «ateo» e un «cattolico». Più che di «ateo» si dovrebbe parlare di «laico», è stato detto da parte di Elio Marra, ma io credo che la laicità comprenda, come il più comprende il meno, le diverse posizioni di credente e di civile, e in particolare di credente cattolico, di credente di altra fede e di ateo. Un «cattolico», infatti, può benissimo essere un «laico», nel senso che, salva la sua personale fede religiosa, nella società egli si pone in posizione di rispetto della laicità, essendo la laicità un valore «esterno», proprio della società organizzata a Stato.
Le diverse posizioni dovrebbero godere di rispetto reciproco, ma purtroppo non sempre è così. Se è vero, come è vero, che conta la tradizione secolare di un Paese, quella religiosa, che si è affermata nei secoli anche come culturale, come sentimento dominante della società civile italiana, non si capiscono quanti (che magari vengono da fuori) hanno da dire, e con quale forza, a proposito del presepe o della benedizione alle scuole o del crocifisso. Il rispetto che noi portiamo per l’altrui fede (in Italia pullulano le moschee), poi, all’estero non gode di reciprocità di trattamento. Non dispiacerebbe qualche precisazione governativa all’interno e qualche altra analoga sul piano internazionale da parte degli organismi competenti.
















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