NARDO' - 4 dicembre 1966. Nardò-Pescara 1-0.
La decide Povia, il greco. Questa è la sua storia personale, mai raccontata. Una vicenda umana che vi farà riflettere. Un campione che ricorda i successi sportivi e la grande passione per il calcio che questa città vive da sempre.
A pochi giorni dall'inizio del campionato di serie D la nostra nuova firma, Nicoletta Ferrari, restaura ricordi, ravviva colori, recupera emozioni.
E così, ancora oggi, corre, corre, corre Povia. Un campione ed un uomo d'altri tempi che abbiamo avuto l'onore di intervistare.
A Nardò sono le 14.30 di domenica 4 dicembre 1966. Allo stadio Granata di Via XX Settembre si affrontano Nardò e Pescara per la undicesima giornata della serie C di calcio. Un frizzante vento di tramontana spolvera la sansa del terreno di gioco. Il cielo offre ai circa 4.000 presenti (alcune centinaia abruzzesi) un tiepido sole prenatalizio. Potrebbe essere un buon presagio, dato che si temeva la pioggia.
Per il Nardò è il secondo anno nella terza serie dopo la storica promozione della stagione 1964-1965.
Il girone è bello tosto. Oltre al Pescara, comprende il Bari, primo in classifica proprio davanti agli abruzzesi che seguono ad un punto. Poi, fra le altre, Avellino, Casertana, Taranto, Lecce, Frosinone, Del Duca Ascoli.
Sui taccuini degli osservatori delle squadre di serie A si annotano i giovani più talentuosi della categoria. Accanto al nome dell’attaccante del Taranto Romeo Benetti (classe 1945) l’emissario della Juventus ha scritto: “arriverà alla nazionale”.
Debuttanti da una parte, veterani agli ultimi anni di pedate dall’altra. Almeno un paio giocano con il piglio dei maestri. Nella Del Duca Ascoli il faro è il capitano Carletto Mazzone (classe 1937). I giallorossi del Lecce seguono le geometrie dettate dal “dieci” Eugenio Bersellini (classe 1936).
Ma torniamo alla stadio Granata, prossimo alle dieci candeline (è stato costruito nel 1957).
Per i locali la seconda salvezza consecutiva non sarà una passeggiata. Intanto, dopo dieci giornate, il Nardò ha cinque squadre sotto e può sperare.
Sette giorni fa, sempre in casa, il Toro ha affrontato il Lecce davanti a 6.000 spettatori, non ripagati da uno scialbo 0-0.
Il Pescara si è, invece, guadagnato i due punti della vittoria infilzando di misura il Crotone e accorciando sul Bari, fermato sullo 0-0 a Barletta. Ma oggi il Bari è impegnato in casa con la Casertana e il Pescara non può fare passi falsi. In serie B andrà solo la prima della graduatoria.
Schieramento classico per il Nardò, in campo con la tradizionale casacca granata. Davanti al portiere Paticchio, quattro difensori: Remini, Colucci e Ulivo sulle marcature, Corsi libero qualche metro dietro. Comola, Alpini e Povia a centrocampo, Taiano ala destra, Orlando e Malavasi punte.
Il Pescara, in tenuta bianca bordata di azzurrognolo, risponde con Lamia-Caputo in porta, De Marchi e Cressoni terzini, Misani stopper su Orlando, Macchia libero da marcature. In mezzo al campo Pinna, Scali e Frascoli.
Tridente davanti: Maschietto con il sette, Guizzo e Gerosa.
Subito un brivido per il Nardò dopo quattro minuti: Maschietto e Guizzo combinano sfruttando una indecisione della difesa locale. Paticchio la sbroglia uscendo con i piedi.
Il Nardò risponde al 15’. Gran botta da fuori di Alpini, ma Lamia-Caputo blocca sicuro.
Buon momento dei padroni di casa. Al 24’ Malavasi libera Taiano, bravo a coordinarsi e a concludere da distanza ravvicinata. Frascoli, arretrato fino a fare da schermo alla porta degli abruzzesi, salva in corner.
E’ il preludio alla rete che arriva dopo un minuto. Si incarica dell’angolo Malavasi, con un elegante spiovente. Lamia-Caputo è troppo esperto per farsi sorprendere. Vola più in alto di tutti e respinge lontano con i pugni. Recupera il pallone sul fronte sinistro dell’attacco Taiano, abile a girarlo dall’altra parte con un preciso lancio in direzione di Spiro Povia, che è in agguato poco fuori dall’area di rigore. Povia non si fa pregare e colpisce di prima intenzione, scaricando al volo un bolide che brucia la difesa pescarese, annichilisce Lamia-Caputo e si incastra fra rete e sostegno alla sinistra del portierone ospite.
La sfera resta imbrigliata nella rete: è il sigillo che il Dio del pallone ha voluto regalare ad uno dei più bei gol del campionato.
Esplode la gioia dei 3.500 tifosi granata sugli spalti. Povia corre come un matto, non sa dove, inseguito dai dieci compagni di squadra che lo sommergono di abbracci, lui così lungo.
E’ 1-0. Il Nardò è in vantaggio.
Il Pescara è frastornato e non trova lo smalto per reagire. Ma ha fatto poco fino a qui. Il Nardò nel primo tempo, che scivola via senza altri sussulti, ha certamente meritato più degli ospiti.
Negli spogliatoi mister Giammarco avverte i ragazzi di casa: nel secondo tempo il Pescara scatenerà l’inferno. Chiede la concentrazione massima, soprattutto ai difensori. Teme l’arrembaggio.
Conosce molto bene gli avversari, perché lo scorso anno era l’allenatore in seconda dei pescaresi e per qualche giornata ha fatto pure il primo tecnico.
Poi l’hanno cacciato in malo modo e ha sofferto molto. E’ di Pescara, ma quando lo accusano di essere un ingrato risponde: “Io sono a nato a Popoli”, quattromila anime sotto la Maiella, “Noi siamo mezzo aquilani”. E rientrando in campo recita una mezza preghiera al patrono San Bonifacio: “Che finisca così, San Bonifacio. Povia ha fatto mezzo miracolo, ora fa’ tu l’altra metà”.
Nello spogliatoio del Pescara un dirigente arriva con la notizia che il Bari sta vincendo sulla Casertana e ai biancoazzurri il tè va di traverso.
Il mister degli ospiti, assai deluso dal primo tempo dei suoi, si sgola. E’ un monumento del calcio italiano. Sergio Cervato, 466 presenze in serie A, difensore con il vizio del gol (45 reti in A, con Fiorentina, Juventus e Spal), tre scudetti, 28 presenze e quattro reti con la nazionale, nove gare in Coppa dei campioni, fra cui la finale del 1956-1957 Fiorentina-Real Madrid.
Al suo ritiro è il difensore che ha fatto più gol in serie A. Un record difficilmente battibile. Ci vorrà un grandissimo per superarlo. Lo ha puntato Giacinto Facchetti.
Sergio Cervato nella stagione appena passata ha guidato la De Martino (la squadra Primavera) della Spal, dove ha coccolato e lanciato nel calcio che conta un gioiellino di San Canzian d’Isonzo (Gorizia), tale Fabio Capello. Magari lo avesse lì, pensa.
Le formazioni ritornano in campo che il Pescara sembra comunque un’altra squadra. Schieramenti quelli dell’inizio, dato che il regolamento non consente sostituzioni, tranne che per il portiere, ma le frustate di Cervato sembrano aver fatto effetto. Il Nardò dovrà soffrire.
Il primo tiro (a lato) è tuttavia dell’ala granata Taiano. Robetta di alleggerimento.
Poi c’è solo il Pescara. Prima Maschietto, poi Gerosa esaltano Paticchio.
Al 25’, da un fallo di Comola su Misani, nasce una pericolosa punizione dal limite per gli ospiti. Va al tiro Maschietto, specialista dei tiri piazzati. Silenzio di tomba sulle tribune. I 3.500 tifosi locali trattengono il respiro. I trecento sostenitori ospiti, dall’altra parte, sperano nel gol. Maschietto prepara una rincorsa di una decina di metri. Il suo destro non è un tiro, è un missile.
Beffa Paticchio, sbatte sulla parte interna della traversa, e torna in campo più dentro che fuori la rete.
I pescaresi gridano al gol. Paticchio urla all’arbitro che il pallone non è entrato. Come in effetti è. Il regolamento è preciso: è rete solo se il pallone (con i suoi ventidue centimetri di diametro) varca per intero i dieci-dodici centimetri della linea di porta. Ma il pallone per tre o quattro centimetri si è sovrapposto al gesso bianco della linea. Non è rete.
L’arbitro è ben piazzato. E’ l’esperto Pier Paolo Pignatti, della sezione di Lucca, alla sua terza stagione in serie C. Si sbraccia chiaro a fa proseguire.
Il Pescara ha l’occasione del pareggio a un quarto d’ora dalla fine. Su cross di Pinna i due difensori del Nardò Corsi e Ulivo non si intendono e si scontrano goffamente, lasciando via libera a Gerosa, solo di fronte a Paticchio. Il portiere di casa copre più porta che può e Gerosa, che forse non s’aspettava il pallone fra i piedi, a tu per tu con il portiere calcia sull’esterno della rete.
Sugli spalti 3.500 “fiuuuuuuuu”. Di là smoccolano in dialetto adriatico.
Con la conclusione sbilenca di Gerosa si spegne il Pescara. Il Nardò ha persino l’occasione del raddoppio, al 43’ con una travolgente combinazione Malavasi-Comola, il quale, sfinito, spreca. Finisce 1-0.
IL PROTAGONISTA. POVIA, IL GRECO.
Spiridione detto Spiro Povia, l’autore del gol, è nato il 17 agosto 1939 nell’isola di Corfù, in Grecia, da madre greca e padre italiano. La madre lo chiamò così in onore di San Spiridione, patrono di Corfù.
Aveva poco più di un anno quando il regime italiano fascista di Mussolini invase la Grecia (28 ottobre 1939). Il padre del piccolo Spiridione (abile musicista, suonatore di tromba) fu arruolato nella banda musicale dell’esercito del duce.
L’infanzia del futuro campione è abbastanza tribolata. L’8 settembre 1943, data dell’armistizio, centinaia di migliaia di soldati italiani presenti sui fronti di guerra in Grecia vengono trucidati dai tedeschi o deportati nei campi di sterminio nazisti come internati militari.
I Povia rimangono a Corfù fino all’ottobre del 1944, quando crolla definitivamente un regime fantoccio nazi-fascista, disperata creazione dei tedeschi.
Il padre di Spiridione viene arrestato il 14 ottobre 1944. I pochi beni della famiglia vengono confiscati e la loro casa depredata.
La madre di Spiro e il piccolo vengono rinchiusi nella fortezza militare dell’isola, con altri italiani. La prima idea è di spedirli in Albania.
Grazie all’intermediazione del parroco cattolico, di origine maltese, si decide di farli partire per l’Italia.
Fu il sacerdote a convincere il comando inglese: “E’ gente civile. Non ha fatto niente. Se li mandano in Albania moriranno tutti.”
E così il comando inglese il 7 novembre 1944 fece arrivare una nave della Croce Rossa battente bandiera norvegese che imbarcò 661 italiani e 500 soldati italiani scampati ai rastrellamenti tedeschi.
Sulla nave salirono il piccolo Spiridione e la sua mamma. Destinazione Bari.
Il viaggio durò sei ore che il piccolo Spiro trascorse quasi tutte dormendo. Poi da Bari mamma e figlio furono trasferiti a Lecce, dove Spiridione Povia si fa ragazzo e si mette subito in evidenza nel pugilato (elegante peso mosca) e nel calcio, con la Juventina Lecce di Attilio Adamo e le giovanili del Lecce (mister Carmelo Russo).
A 19 anni Spiridione Povia entra nel mirino della società granata. Un affermato dentista della città che gravita nel giro della società di calcio, il dottor Totò Muci, per portarlo a Nardò gli offre anche un posto di lavoro nel suo studio. Povia dice sì e rimane da convincere il Lecce, proprietario del cartellino. 300.000 lire è la richiesta, neppure una lira di meno.
L’avvocato Franco Antico, il numero uno della società, organizza la colletta. “Contribuirono l’imprenditore Gino Barrotta e i commercianti Totò Pasca e Daniele Spedicato”, ricorda Povia. L’affare si fece. E Spiro il greco divenne un calciatore granata.
E’ soprannominato “bicicletta” perché ad ogni gara corre per così tanti chilometri che sembra impossibile li faccia solo con le sue gambe, sebbene lunghe quanto le colonne doriche del tempio di Corfù dedicato alla dea Artemide.
Gioca il primo campionato con il Nardò nella stagione 1959-1960, debuttando in Prima Divisione (la quinta serie).
Presto si guadagna i gradi di capitano.
Quello di oggi al Pescara è il suo terzo gol in serie C (due le reti nella stagione passata: gol vittoria a Siracusa e rete del pari con gli stessi abruzzesi).
Si festeggia, ma da domani si tornerà a guardare avanti. Il Nardò vuole la seconda salvezza consecutiva nella terza serie e domenica è atteso dalla delicata sfida al Comunale di Ascoli contro la Del Duca di capitan Carletto Mazzone.
Ma c’è un capitano anche qui. Spiro il “greco” Povia suona la carica.
E’ abituato a soffrire. Come quando gli bruciavano le mascelle i pugni presi sui ring della provincia ai tempi in cui era una promessa dei pesi mosca.
E’ abituato a sganciarsi dalle marcature più asfissianti che ogni domenica provano a stringergli il campo.
E corre, corre, corre Povia.
E se arriva un cross da sinistra, che sembra piovere dal cielo, scarica sulla sfera di cuoio tutta la passione di una vita speciale. All’incrocio non si prende.
Nardò-Pescara 1-0. L’ha decisa Spiro il greco.
(Nicoletta Ferrari)















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