CASA DREAM NARDO' – Riprendiamo la frase pronunciata la settimana scorsa dal capitano granata Martina Gorgoni quando, alla vigilia della sfida contro Napoli, poi vinta per 3-1, ci aveva confidato che “quando si scende in campo non si guarda la classifica”. La speranza di tutti noi è che a nessuna delle ragazze granata venga in mente di considerare che i 6 punti fin qui portati in dote dal Monopoli rappresentino la loro reale forza. Il dubbio, ne siamo certi, è retorico, giacché crediamo che giocatrici esperte come la stessa Martina e Silvia Antonaci, per citare la “ex di turno”, stiano già lavorando per preparare al meglio l’importantissima trasferta in terra barese, sotto l’attenta guida tecnico-tattica di Cristina Laudisa e del suo staff.
Ma, a proposito della nostra numero 3…
L’INTERVISTA – Silvia, la scorsa estate avevi dichiarato di aver pensato di appendere le ginocchiere al chiodo. Poi, evidentemente, ci hai ripensato. Cosa (o chi) ti ha convinta a rimetterti in gioco e quanto è stato determinante il tuo legame con la coach Cristina Laudisa, con la quale hai mosso i tuoi primi passi nella pallavolo?
- L’idea di poter chiudere il cerchio insieme a Cristina è stata sicuramente una motivazione forte. Ma ciò che mi ha riportata in campo, più di tutto, è l’amore sconfinato che provo per la pallavolo. È uno sport che sento mio da sempre e che continua ad emozionarmi ogni giorno: questa passione è la spinta più potente che ho!
In questo gruppo, molto diverso rispetto alla scorsa stagione, la società ha cercato un equilibrio tra giovani e “veterane”. Tu rappresenti il secondo gruppo: quanto ti senti “chioccia” e quale tua qualità vorresti trasmettere alle più giovani?
- Del gruppo veterane… sono l’unico membro ufficiale! (ride, ndr). Con le mie “babies terribili” mi sento naturalmente una chioccia, ma la verità è che non hanno davvero bisogno di essere guidate passo passo. Sono piccole solo all’anagrafe: già sveglie, capaci e completamente in piedi sulle loro gambe. Se potessi trasmettere loro una qualità, sarebbe la perseveranza. Anche nei momenti in cui sembra di non avanzare, in realtà si stanno costruendo le basi del futuro. Lo sport, da questo punto di vista, è una scuola di vita incredibile.
Hai giocato a Monopoli e non possiamo evitare di chiederti dei prossimi avversari. Che ricordi hai della tua esperienza barese e come ti prepari a scendere in campo da “ex”?
- Sono rimasta molto legata ad alcune ex compagne. È stata un’esperienza impegnativa sotto diversi aspetti, ma mi ha lasciato insegnamenti preziosi. Ho imparato che, se ci concediamo la possibilità di crescere sempre, ogni tappa del percorso può diventare importante e insegnare qualcosa. La Fenix è una realtà giovane, con tanta energia positiva: mi auguro continui a crescere con solidità.
Siamo capolista, anche se è ancora presto per guardare la classifica. Ma se ci chiamiamo “Dream”, un motivo ci sarà! Quanto è importante per te sognare, nello sport e nella vita?
- Sognare per me è naturale, fa parte del mio modo di essere. Con gli anni sono diventata più pratica, ma non ho mai perso la mia parte romantica. È vero, siamo prime, ma la classifica è cortissima e basta pochissimo per cambiare tutto. Ho grande fiducia nelle mie compagne: so che ognuna saprà farsi trovare pronta nei momenti decisivi. L’unica cosa che possiamo davvero controllare è ciò che facciamo noi, ogni giorno. Ora è importante trovare continuità senza pensare a chi abbiamo di fronte. Ci aspettano tante sfide… e non vediamo l’ora di affrontarle.















NARDO' - Scrive una cittadina. E ci esalta la vena poetica.
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