Argomento "leggero", ma solo apparentemente. Parla di calcio e soprattutto di regole che interesserà tifosi e comuni cittadini.
LAZIO-LECCE / IL “NONSOLOCALCIO” DI STICCHI-DAMIANI
UN PRESIDENTE TIMIDO, TIMIDISSIMO
Persa una ghiotta occasione per “ripulire” l’ambiente calcistico
Ha sorpreso la rinuncia al ricorso sul caso LAZIO-LECCE da parte del presidente Sticchi-Damiani, cui comunque va dato merito della eccellente conduzione della società calcistica leccese. Riteniamo, però, trattarsi di un doppio se non triplo errore che rischia di pregiudicare il futuro della squadra leccese. Il primo, per non aver saputo (o voluto) semplicemente riparare un guasto e difendere squadra e società di fronte a un palese errore regolamentare, in questo caso un clamoroso errore tecnico che doveva portare direttamente alla ripetizione dell’evento sportivo. Nessun accanimento, soltanto il rispetto del regolamento.
Volendo rammentare la circostanza, si tratta della mancata ripetizione del calcio di rigore di Babacar parato dal portiere laziale Strakosha. Se non si è voluto accordare il gol sulla respinta del portiere, quantomeno il rigore andava ripetuto come ben ha dichiarato, tra gli altri, il famoso ex arbitro Casarin che ha aggiunto che sono le regole per primo a dover essere applicate, rispetto a una sedicente prassi che anche nella circostanza si è presentata di complicata interpretazione. Pertanto, il rigore andava ripetuto e lo stesso ricorso avrebbe potuto stabilire un importante precedente, e cioè far ripetere l’incontro a partire, per l’appunto, proprio dall’ esecuzione del calcio di rigore.
Altro errore evidente da parte di Sticchi-Damiani, in quanto avvocato nella vita e interprete di leggi e regolamenti, prima ancora di essere presidente di una squadra di serie A, è quello di aver sostanzialmente svalutato la portata del danno subito derubricandolo, con la sua rinuncia, a mera svista di terna e Var. Non è così. E con questo “bel gesto”, probabilmente volersi accattivare le simpatie di Lega e Federazione e non passare per piantagrane. Di qui anche il cattivo pensiero che il Lecce possa avere in futuro una sorta di risarcimento in termini di conduzione arbitrale. Cosa che non avverrà, come peraltro s’è visto nella gara con la Samp, volendo ricordare il clamoroso voltafaccia di arbitro e Var, dopo che al Lecce era stato assegnato un calcio di rigore e ottenuta l’espulsione di un giocatore avversario per fallo di mano. E nella stessa gara interna col Napoli quando a Insigne, che aveva sbagliato il rigore, viene incredibilmente concesso di ripeterlo per un’infrazione di piede che il portiere Gabriel non aveva commesso.
Ma l’errore più grave (a parte il fatto che ha mancato di cogliere l’empatia degli appassionati tifosi che chiedevano il ricorso), pensiamo possa ritenersi quello di non aver colto la ghiotta occasione per avviare un po’ di pulizia nelle alte sfere del calcio, farsi quantomeno sentire e possibilmente ergersi a difensore di piccole squadre come il Lecce che sempre dovranno difendersi dalle grandi. Ebbene, con questa sua rinuncia, Sticchi-Damiani, “confortato e rassicurato”, ha inteso restare assiso nell’Olimpo del calcio che conta e non correre inutili rischi.
Con un possibile pericolo, però. Tutto dovrà andare bene (s’intende, i risultati della squadra) e non presentarsi altro clamoroso caso a danneggiarla (e in quel caso, lo stesso Sticchi-Damiani avrebbe persino difficoltà a farsi valere); a maggior ragione l’obiettivo importante del mantenimento della categoria. Se questo non avverrà la tifoseria, che oggi giustamente lo osanna, non avrebbe remore a voltargli le spalle e forse rammentargli l’errore commesso. Senza voler drammatizzare, è quello che sempre succede.
Perché doveva ben capirsi una cosa ma non è stato fatto: quella di dire che non si è trattato di mera svista arbitrale (rigore dato o non dato, frutto della decisione dell’arbitro, di un suo possibile errore, cosa che sempre c’è stata e ci sarà e che nemmeno il Var potrà sanare, ma da accettare se c’è buonafede. Alla fine è questa la bellezza del calcio), ma di regolamento ostentatamente conculcato sotto gli occhi dell’intera Federazione calcistica che si è guardata dall’intervenire. E’ bene ricordare che senza il rispetto di quelle regole non si potrebbe (dovrebbe) nemmeno scendere in campo.
LUIGI NANNI















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