NARDO' - Grazie a una ricerca difficile e laboriosa gli studiosi hanno rimediato a una dolorosa dimenticanza.
E’ stato un bel 4 Novembre, per i tanti significati che questa solenne ricorrenza sempre rappresenta. Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, duramente impegnate nella Grande Guerra e col risultato tangibile della Vittoria, a costo dell’enorme sacrificio di tanti combattenti. E’ la storia del nostro Paese, l’eredità lasciateci, lo scrigno da conservare e onorare. Questo il sentimento che ha pervaso quanti hanno partecipato alla celebrazione. Non un rituale appuntamento, ma la consapevolezza e necessità di aggrapparsi a valori che non sono appassiti e parlano ancora di fierezza e onore, dovere e sacrificio. Quest’anno, ancor più partecipato, a significare che il 4 Novembre resta una delle date più fortemente impresse nella nostra memoria e, ci piace aggiungere, nei nostri cuori. Ma non si tratta soltanto di memoria o riconoscenza poiché, semplicemente, sentiamo quei morti come nostri, uomini chiamati i a difendere la Patria.
E li onoriamo, tutte le volte che in quelle gloriose figure ci imbattiamo. Capita nel nostro cimitero, oppure attraversando alcune strade di Santa Maria al Bagno intestate ai nostri Caduti. Non cambia nulla se stavolta riguardano la Seconda Guerra. Si leggono le vie a loro intestate, giovani volti, appena ventenni morti in battaglia. Tante giovani vite spezzate, il dolore delle loro famiglie. Fosse possibile, ci piacerebbe sapere qualcosa di loro, delle loro giovani vite, delle speranze che riponevano nel loro futuro. E non sono stati certamente pochi i Caduti di cui si è perso ogni riferimento, inghiottiti nelle aspre battaglie e morti in solitudine. Nemmeno il recupero dei corpi per lenire il dolore dei loro familiari è stato reso possibile. E’ questo l’avverso destino del nostro “milite ignoto”. Che, in qualche modo ci riguarda. Infatti, nella lapide apposta nel 1923 sotto il portico del Palazzo del Governo, mancavano alcuni nostri concittadini caduti della Grande Guerra. S’è scoperto, ben 91, a reiterare i tanti cognomi neritini, che chiedevano semplicemente di essere ricordati.
Grazie a una ricerca difficile e laboriosa, gli studiosi Enrico Carmine Ciarfera e Mario Mennonna, autori del pregevole libro “Quanto ti ho amata Italia mia” – I Neritini nella Grande Guerra (1915-1918) con la preziosa collaborazione di Antonio Fernando Manieri e Salvatore Calabrese hanno rimediato a una dolorosa dimenticanza: quella di dare “ degna sepoltura” e di “far tornare a casa” i 91 militari Caduti nella Grande Guerra, la maggior parte in battaglia e altri a distanza di pochi mesi per le gravi ferite riportate o per malattie contratte.
Cosa era successo? Che i 91 neritini caduti non apparivano sulla lapide apposta nel 1923. Nessuna colpa e nessuna dimenticanza. Semplicemente la difficoltà di un doloroso censimento durante il conflitto. A rimediare, soltanto la puntigliosa e difficile ricerca, l’impegno preso per sconfiggere, stavolta sì, un destino avverso, la polvere che pesantemente si era poggiata sugli eventi. Alla fine, dei 91 Caduti qualcuno, forse anche un parente di seconda o terza generazione, aveva conservato qualche dato, forse qualche lettera, ma come fare? Di qui l’impegno degli autori, con una ricerca ossessiva che alla fine ha dato i suoi frutti.
Per avere un’idea dello sforzo messo in campo, basti considerare che sono stati visionati oltre 15 mila ruoli matricolari dell’Archivio di Stato di Lecce. In più l’Anagrafe di Nardò, estrapolando tutti i nati maschi dal 1874 al 1900 (nati 6.540 e il 16% morti prima dei 18 anni). Tantissimi altri dati presenti nel libro, tra cui citiamo il più duro: dei 2.811 partiti, 283 morirono in guerra. E, dunque, con l’apposizione il 4 novembre di una seconda lapide accanto a quella del 1923 si è fatta la cosa giusta, il giusto tributo alla loro memoria. Se crediamo a qualcosa di magico o soprannaturale, possiamo anche immaginare che i caduti della lapide del 1923 chiedessero a gran voce di accogliere i loro concittadini catturati dal loro stesso destino. Sono stati ascoltati. Siamo convinti che in questo momento Nardò possa andar fiero di un’azione che consideriamo memorabile.
LUIGI NANNI















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