NARDO' - Un altro benemerito figlio della nostra Nardò e un testimone della storia politica italiana ci ha lasciato all’età di 78: è morto Mario Nanni, un intellettuale di spessore e un giornalista di fama, la cui carriera ha intrapreso nel 1976, subito dopo essersi laureato in Filosofia.
Per 35 anni ha lavorato all’Ansa, fino ad essere capo della redazione politica e parlamentare, e ha potuto percorrere quotidianamente la vita parlamentare del nostro Paese, trattando le più significative e le più complesse vicende e distinguendosi per professionalità e per l’onestà intellettuale, per acume, per linearità di un fresco e sapiente linguaggio e per rispetto della verità.
L’esaltante carriera è stata riconosciuta con il conseguimento del premio «Giornalistitalia», il massimo nel mondo giornalistico, assegnatogli in Senato poche settimane fa.
Ricca la sua attività di scrittore con la pubblicazione di saggi di grande interesse, come, per citare gli ultimi, Il caso Moro, il passato che non passa, Giappichelli, 2018; Parlamento sotterraneo, Rubbettino, 2020; Sulla giostra della memoria, MediaBooks,2024; Il caso Becciu, Mediabook, 2024.
Con entusiasmo e con tanta energia era disponibile per partecipare a dibattiti, per dare suggerimenti e per presentare anche per iscritto pubblicazioni, come quello che io e l’amico Enrico Carmine Ciarfera abbiamo scritto sul dialetto di Nardò, Il Vulgare Neritino. Vocabolario etimologico del dialetto di Nardò, Congedo, 2020.
Ha svolto attività didattica in seminari e master universitari di giornalismo, così come negli incontri con noi amici nel campo culturale dispensava, sempre con molta umiltà, suggerimenti e iniziative, mentre accoglieva con entusiasmo ogni proposta.
Anche dopo il pensionamento non ha mai lasciato il giornalismo, in quanto, fondata nel 2022 diventa direttore della rivista on line, Beemagazine, con firme prestigiose di giornalismo, cultura, politica e spiritualità.
Da tutti gli interventi presenti nella citata rivista si è scelto un filone, che è stato riportato in una pubblicazione curata da lui e dal collega Mirko Grasso, Le due culture nel tempo della rivoluzione digitale, fresco di stampa da parte di Ed. Milella.
E di questo ultimamente mi ha scritto, inviandomi in anteprima una copia on line, comunicandomi sempre con il solito entusiasmo di prepararmi «per essere della partita» nel suo progetto di presentazione del libro e di dibattito sui contenuti presso le scuole superiori.
Felicissimo di poter continuare la reciproca collaborazione, e, nel contempo, orgoglioso di iniziare… ma ora mi trovo a scrivere della sua morte.
E altri amici che ha conservato a Nardò e altri come Mario Musca, ha avuto a Roma, gli sono vicino, attoniti e affranti: il loro Mario Nanni (eravamo quattro amici di nome Mario, compreso il compianto Mario Muci), pieno di vitalità, instancabile giornalista e scrittore, impareggiabile amico, che, pur riservato, sprigionava convivialità tinta spesso di ironia e di autoironia, di affetto e di stima.
E sempre così l’ho conosciuto, da quando era ragazzo di Azione Cattolica e giovane tra i più attivi del Partito Socialista Italiano, della cui sezione di Nardò divenne segretario nel 1972.
Nei suoi due anni di segreteria 1972-1974 puntò soprattutto alla qualificazione culturale del partito. Non a caso si pubblicarono nel 1973 numeri di “Impegno democratico” e “Lotta socialista” e nel 1974 “Il compagno socialista”.
Nonostante la sua personale adesione alla formula del centro-sinistra, avvertì l’opportunità di metterla in discussione a Nardò, ritenendo scarsamente incisiva l’azione amministrativa soprattutto nella lotta dell’abusivismo. Si giunse alla fine dell’alleanza con la successiva segreteria.
Eravamo su fronti diversi, ma il legame di amicizia è stato sempre vivo e sinceramente condiviso, che si è sempre più maturato e trasformato in collaborazione culturale e in dedizione verso Nardò.
Della sua città natale portava nel cuore e nella mente tra ricordi e aneddoti, tra curiosità e interesse delle vicende contemporanee, la sua bellezza, la sua storia e la stessa sua lingua, che spesso usava nel suo eloquio e financo nella sua scrittura.
Tutte schegge della sua origine neritina, di quel piccolo mondo tanto amato e nostalgicamente ricercato!
Queste mie parole, scritte con immensa tristezza, che porta con sé quella di altri amici che hanno voluto condividere con me il dolore, non possono esaurire la riconoscenza che Nardò deve tributargli.
Ci vuole ben altro e lo avrai, Mario!
In queste ore prevalgono l’attonito cordoglio per la tua morte, Mario, e la condivisione del dolore con i tuoi familiari: i tuoi Francesca Romana e Fabrizio, i tuoi fratelli e sorelle Damiano, Silvia, Lavinia e Luigi con Ornella.
A te, Mario, un ultimo abbraccio e una preghiera al Signore.
Mario Mennonna















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