NARDO' - In una settimana segnata dal triste evento del trapasso di papa Francesco, testimone del «noi», della «vicinanza», degli «ultimi» e della «quotidianità», ricade la Festa della Liberazione, che quest’anno celebra i suoi 80 anni da quel lontano 1945.
Trattenuti da qualsiasi enfasi, coloro, che sanno onorare di pianto gli animi nobili, ancor più, appunto, in questo specifico 25 Aprile, si piegano dinanzi a quanti si sono battuti, a rischio della propria vita, per i valori di libertà e di democrazia e a quanti sin dalle origini della dittatura fascista si erano opposti, pagando con la morte, la prigione, l’esilio e il confino.
La Liberazione, supportata dagli Alleati, appartiene ad ogni coscienza libera e forte che dal 1943, attraverso la Resistenza, compirono una scelta netta contro il nazifascismo.
Tali coscienze furono presenti in ogni angolo d’Italia, tra tutte le categorie civili e nell’esercito.
E proprio il nostro esercito diede ben 380 mila militari nella lotta contro il nazi-fascismo e la fascia dei civili, tra cui non poche donne, 340 mila militanti: 100 mila comunisti, 70 mila cattolici e democristiani, 20 mila gli azionisti (Partito d’Azione) e il resto delle unità tra socialisti, liberali, repubblicani, monarchici e aderenti a formazioni apolitiche.
Nella lotta ebbero un ruolo importante i circa 600 mila militari internati (IMI) nei lager tedeschi, i quali si erano rifiutati di aderire all’esercito nazi-fascista contro i circa 200 mila che, invece, accettarono.
Pertanto gli eventi storici non permettono la presunzione di chicchessia di avere la presunzione di poter in esclusiva rappresentare la Resistenza: questa indiscutibilmente appartiene sul piano storico a tutte quelle forze ed organismi che fecero la scelta di combattere per la libertà, mentre sul piano culturale-politico a tutti gli italiani, che si riconoscono nella Costituzione del 1948.
La democrazia liberale conquista ai suoi ideali sempre più diffuse fasce di popolazione, soprattutto quelle giovanili, e si misura per la sua autenticità solo nella capacità di saper coinvolgere, al di fuori di steccati a volte artatamente eretti.
E questo a livello nazionale e a livello locale.
Proprio in quest’ultimo ambito da parte di associazioni culturali di Nardò si è tentato negli anni scorsi di produrre un’azione convergente, coinvolgendo tra gli altri studenti, accanto ad una sollecitazione alla conoscenza del fenomeno e dei protagonisti anche a livello della nostra città.
Questo anche per superare una visione geografica della Resistenza, quasi del tutto assorbita dal Nord tralasciando il ruolo del Sud.
Non si intende riportare altri numeri, ma è ormai accertato che il Sud, pur non avendo nel proprio territorio una diffusa lotta, ma solo per il fatto che fu subito liberato dagli Alleati, nel resto del paese e in paesi europei vasta è stata la presenza di meridionali.
Pertanto, accanto alla conoscenza delle testimonianze robuste e forti a livello nazionale, non si può ignorare quanto si è verificato nell’ambito della comunità neritina, anche per avvertire più da vicino la volontà di propri concittadini e, magari, di familiari di combattere per la libertà.
A Nardò, fino alle ricerche attuali, ben 12 sono stati gli antifascisti con condanne e 61 i partigiani provenienti dalla fascia dei militari, molti dei quali con adesione a formazioni partigiane soprattutto slave con nomi di formazioni italiane, come la «Garibaldi» e la «Matteotti», oltre a coloro che lottarono nel militare Corpo italiano di Liberazione e nell’esercito americano.
Di questi sei furono uccisi: Archimede Calabrese, Giuseppe Carrino, Archimede Costadura, Giuseppe Dell’Anna, Pantaleo Romanello e Giuseppe Zacà. Tra coloro che hanno dato supporto significativo alla lotta partigiana non si può non citare il brigadiere Luigi Zacchino.
In questo elenco si aggiungono, altresì, i 237 IMI, di cui morirono nei lager tedeschi Noè Manieri, Umberto Murciano, Luigi Michele My, Cosimo Damiano Pugliese e Salvatore Rocca.
Questi i risultati fino ad oggi, ma più che sufficienti per segnare anche per Nardò una presenza di cittadini che scelsero di stare dalla parte della libertà.
Troppo prezioso il momento storico per isolarlo da alcuni e per sottovalutarlo da altri: conquistiamoci nella memoria, scevra di strumentalizzazioni, e nella riconoscenza, priva di qualsiasi scoria ideologica!
Mario Mennonna















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