MONDO - Un commento autorevole sul fatto che ha scosso tutti i credenti ed anche chi non lo è. Ospitiamo queste righe di Lorenzo Tarantino, dottore in Giurisprudenza con tesi di laurea in Diritto canonico.
Con la scomparsa di Papa Francesco, il mondo perde non solo un pontefice, ma un uomo di straordinaria umanità, coraggio e visione. Le sue parole — “Il futuro sta nella convivenza rispettosa della diversità, non nell’omologazione a un pensiero unico teoricamente neutrale” — rimangono un monito potente contro ogni forma di esclusione e uniformità forzata. Francesco ha saputo leggere i segni dei tempi, comprendendo che il riconoscimento della libertà religiosa, in tutte le sue dimensioni, è essenziale per costruire un mondo giusto e pacifico.
È stato un papa di grande apertura, che ha saputo offrire non giudizi ma strumenti di accoglienza, comprensione e sostegno a chi vive situazioni familiari irregolari: separazioni, divorzi, convivenze. Le sue parole — accompagnare, discernere, integrare — hanno dato nuova luce alla missione pastorale della Chiesa, che non si chiude nel rigore delle norme, ma apre il cuore all’incontro con ogni persona, specie la più fragile.
Francesco ha avuto il coraggio di parlare di convivenze non formali, di relazioni nate fuori dagli schemi tradizionali, e ha saputo vedere in queste realtà non uno scandalo, ma un’opportunità di cammino sincero verso Dio. Ha sempre ricordato che il compito del pastore è andare a cercare la pecora smarrita — quella più sola, più ferita, più esclusa. Ed è lì, in quel gesto, che si è rivelato il cuore grande e misericordioso di questo papa: un cuore che ha combattuto per l’inclusione, che ha fatto della tenerezza un linguaggio nuovo per la Chiesa.
In un mondo che cambia e che sempre più riconosce nuovi modelli familiari, Papa Francesco ha aperto una strada. Forse la Chiesa non è ancora pronta ad accogliere pienamente tutte queste realtà, ma grazie a lui oggi possiamo dire che una breccia è stata aperta. E da quella breccia entra luce, speranza, futuro.
E infine, non possiamo dimenticare il suo impegno per la custodia del creato. Papa Francesco ha ricordato a tutti che l’ambiente è casa comune, e che rispettarlo è un dovere spirituale oltre che civile.
Oggi piangiamo la sua perdita, ma portiamo con noi la sua eredità: una Chiesa che ascolta, accoglie e cammina con tutti.















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