
BENE 5 VELE A NARDO’
TOH! LODATE LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE
(Tanto, tanto, come mai in precedenza)
E’ legittima per Nardò la soddisfazione per il riconoscimento delle 5 VELE nella Guida Blu di Legambiente. Non si tratta di un premio che si riceve ogni giorno (infatti mancava dal 2010). E’ bene anche che tale riconoscimento abbia avuto la sua giusta cornice: divulgazione e cerimonia di consegna.
In questo modo tutti continueranno ad apprezzare il nostro mare e da parte nostra scatterà l’impegno a fare sempre meglio. E’ questo il senso che hanno voluto dare l’assessore Maglio e il sindaco Risi a commento dell’ambito riconoscimento. Ma, si sa, gli esami non finiscono mai, perché poi (ne abbiamo anche parlato), se non vogliamo che tutto resti come un guscio vuoto , si dovranno approntare tutti quegli strumenti e necessità per un turismo evoluto, non limitato a una piccola porzione dell’anno. Con la chiamata (auspicabile) che a concorrere a questa definizione possano essere anche imprenditori privati. Ci si riferisce al “turismo marino” che, a torto, pensiamo basti e avanzi. Non è così. Dobbiamo migliorare la conoscenza del turismo italiano e maggiori sforzi bisognerà fare per quello straniero (oggi, oltre il 15%). Dunque, tutto bene o quasi. Con qualche piccola bugia, comunque perdonabile. E’ buona maniera, in un giorno di felicitazioni, non menare il can per l’aia.
In tutta questa vicenda hanno colpito, però, le lodi sperticate e i riconoscimenti alle associazioni ambientaliste di Nardò (ma dette associazioni, simbolicamente, non hanno confini geografici). Tempestive, ma … esagerate. Il succo del ragionamento ( e il senso): senza il loro intervento, senza il loro impegno, senza il loro compito di sentinelle … probabilmente non avremmo avuto le 5 VELE. O no?
Perbacco, non era mai successo in precedenza, trattandosi di associazioni composte da quattro fissati che rompono le scatole a ogni piè sospinto. Sempre quelli che si esaltano per una pianta rara e soffrono se gli tocca di disturbare un rapace notturno.
Ancora: strabuzzano gli occhi di fronte a un fossile e guardano allarmati a ogni fumo proveniente dal camino. Si lamentano che per Castellino si parla ogni volta con la cadenza temporale del Giubileo e non perdono occasione di discettare di acqua e di bene comune. E, dunque, finalmente “pace fatta” (non rispondete banalmente che non c’è mai stata guerra). Perché si spera, con questo riconoscimento, che davvero si instauri un rapporto civile di azione e convivenza e che le associazioni non debbano fare ogni volta i salti mortali per essere ascoltate. A cominciare dalla Consulta dell’Ambiente (per semplicità, diremo un’associazione elevata all’ennesima potenza) che fa fatica ad essere coinvolta e, per quanto riguarda il Bando per Portoselvaggio, finanche ignorata!). E’ stato anche osservato che uno dei motivi dell’assegnazione ha riguardato il versante della tutela delle acque. Ricorderete, sull’argomento tubi e condotte le posizioni non erano tutte univoche.
Tutto questo per dire che altre prove ci attendono, probabilmente più difficili, ed è in quelle che si misureranno coerenza e misura. Sempre sul fronte turistico et similia, venerdì 7 giugno ho partecipato ad Alessano a un importante convegno sul Turismo Religioso, come strumento di sviluppo per la valorizzazione e promozione delle attività economiche culturali e sociali del territorio. Ovvio, il convegno (già alla seconda edizione) veniva organizzato ad Alessano (dove è nato e sepolto Don Tonino Bello, “Costruttore di Pace, vescovo di Molfetta e presidente di Pax Cristi), al centro di un triangolo con i vertici del Santuario di Santa Maria di Leuca, “De Finibus Terrae” e Otranto, con i suoi 800 martiri saliti agli onori dell’altare, con cerimonia pubblica del 12 maggio scorso in San Pietro). E’ certo che questo territorio trarrà vantaggio da questo settore valorizzandolo al meglio (perché, poi, il “momento religioso” resta pur sempre legato ad altri aspetti di socialità (visite ai luoghi, alloggio e ristorazione, artigianato ecc.). La cosa potrà valere anche per Nardò, con le manifestazioni a corollario dei 600 anni di fondazione della nostra Cattedrale.
Quello che ha fatto risaltare il convegno (cui sono intervenuti Regione Puglia, Provincia di Lecce e Università del Salento con la professoressa Anna Trono, oltre a tour operator e amministrazioni locali), è la necessità di unire le forze e studiare tutte le iniziative utili affinchè il territorio risulti “attrattivo” (e,dunque, per l’aspetto ambientale, Nardò col le sue 5 Vele ha certo le carte in regola). Pertanto, ancora una volta bisogna sottolineare l’urgenza e la necessità di guardare al settore turismo come forse mai si è fatto. A maggior ragione oggi, con la crisi che non l’ha risparmiato (per quest’anno le previsioni dicono di un calo del 20%). I convegni li faremo anche noi, su altre “specializzazioni” (speleologia, archeologia, architettura ecc.). Rimboccandoci le maniche e, possibilmente, guardando anche in giro, senza la presunzione di sentirci autosufficienti.
LUIGI NANNI















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