
NARDO' - “Tutti” hanno sperato che la stagione presto finisse, perché nulla era cambiato rispetto al passato, ma la visita del ministro, a pochi giorni dal termine della stagione della raccolta, ha scompaginato i piani, con la conferma che in futuro bisognerà tutto reimpostare.
Cominciando per tempo e allargando i tavoli di decisione a settori di società che conoscono il problema e possono dire la loro.
RISI HA (RI)SBAGLIATO
ANCHE A CAUSA DELLA SUA CATTIVA COMPAGNIA
Domenica 21 luglio, giorno della visita del ministro per l’integrazione Kyenge a Nardò per verificare la situazione dei migranti raccoglitori di angurie, probabilmente sarà ricordato come l’”8 Settembre” di casa nostra, soprattutto per la confusione, “lo sbandamento delle truppe”, con cui anche quest’anno si è voluto affrontare il problema.
Una catena di responsabilità e conseguente regia di comando che semplicemente non ha funzionato (a cominciare da Regione, Prefettura e Comune di Nardò), lasciando le cose tali e quali (c’è chi dice peggio) rispetto allo scorso anno, come hanno evidenziato i periodici controlli di Polizia, Carabinieri e Asl sul versante della regolarità del rapporto di lavoro e delle pessime condizioni igienico-sanitarie. Questi i fatti. Poi, l’accelerazione.
La venuta del ministro Kyenge ha spiazzato un po’ tutti, facendo scoprire quello che invece filava liscio come l’olio: i migranti si erano sistemati nella ex falegnameria di contrada Arene Serrazze in condizioni terribili e avevano ignorato l’allestimento della masseria Scianne che pure era costato qualcosa alle casse comunali.
Lontano, però, chilometri dai luoghi di raccolta e sostanzialmente impraticabile. “Occhio non vede, cuore non duole”. E alla malora “Boncuri“, più di un simbolo per Nardò, volutamente abbandonato.
“Tutti” hanno sperato che la stagione presto finisse, perché nulla era cambiato rispetto al passato, ma la visita del ministro, a pochi giorni dal termine della stagione della raccolta, ha scompaginato i piani, con la conferma che in futuro bisognerà tutto reimpostare. Cominciando per tempo e allargando i tavoli di decisione a settori di società che conoscono il problema e possono dire la loro.
Esemplare, a tal proposito, il forte e accorato intervento della Caritas Don Camillo De Lazzari che ha denunciato l’inconsistenza delle decisioni e il cattivo rapporto coi migranti. Meritevole di essere letto a viva voce nelle stanze delle decisioni.
A Nardò resta l’immagine guasta (che, certo, non merita) di una comunità che non ha saputo accogliere i migranti. Letto su giornali italiani e stranieri. Altro che attaccare lo scrittore Saviano e Yvan Sagnet, quest’ultimo il promotore della famosa rivolta.
Perché, poi, ricordiamo che è in pieno svolgimento il processo dell’operazione “Sabr” (dal nome di un caporale tunisino), che fece emergere una situazione incandescente, fatta di soprusi e violenza (“si viveva come animali”, una delle testimonianze), sino a configurare la “riduzione in schiavitù”. Il tribunale giudicherà. Crediamo che l’inizio di tutti di tutti gli errori commessi stia proprio in questo passaggio, da dirsi elementare. La Regione Puglia si costituì immediatamente “parte civile”, ma non lo fece Nardò.
Non lo volle fare Risi, né la sua maggioranza. Un grossolano errore che facilmente è stato rimarcato proprio nella giornata di domenica, durante la quale (fatte salve le importanti parole del ministro), si tagliava a fette la demagogia messa in campo e si facevano proponimenti. Per il futuro, visto che anche quest’anno è andata così.
Qui possiamo intravedere la persistenza nell’errore: un deficit di comprensione e di cuore, il rinserrarsi in fredde analisi e partecipazione a “tavoli” che non riescono nemmeno a studiare bene le situazioni. Pensate, è stato detto in uno di questi: “quest’anno tutto andrà per il meglio, non ci saranno molti raccoglitori per via della crisi del settore”. Altro grave errore. Come, per l’appunto, quello commesso per la mancata costituzione di “parte civile”.
Chi scrive ha assistito a suo tempo alla discussione sulla “mozione” (ovviamente, a favore della costituzione) dei consiglieri Luci, Coppola e Mellone e presieduta dal sindaco Risi. Una discussione incredibile, proterva e anche umiliante. Da una parte il sindaco Risi “sicuro” nella sua scelta, dall’altra consiglieri che non conoscevano il problema e passavano il loro tempo a scagliarsi (gli mancava soltanto la mazza per offendere) contro Sel e il suo assessore Vincenzo Renna, chiedendone l’estromissione dalla Giunta.
Ci sono riusciti.
Probabilmente, c’era là, “in nuce”, tutta l’inadeguatezza a risolvere il problema, un’incomprensione che non giustificava il ruolo esercitato. Quello che poi è successo ne è stata la logica conseguenza. A questo punto occorre un sussulto di serietà.
Trasferito il tutto sul piano amministrativo, il persistente stand-by, la tecnica del rinvio tipo governo-Letta, l’abbandono dell’assessore Renna (cara Sel, ma Renna era un appestato?) e la ventilata uscita di Sel dalla maggioranza deve far riflettere sull’inconsistenza di una maggioranza che mai ha volato alto. A Risi tocca il pallino. Non vorremmo che, dopo le due volte, (tri) sbagli ancora.
LUIGI NANNI















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