OWLEYES - Le luci blu, i pregiudizi, la violenza, il silenzio. Siamo a un passo dal baratro, a Nardò, ma possiamo ancora salvarci.
Come nasce una leggenda? E perché ci crediamo? Perché chi dovrebbe parlare non parla? Giovedì sera la comunità neritina ha dato una nuova prova della pericolosa situazione in cui si trova. Altrove non va meglio, ma questo non può diventare una giustificazione. I fatti, per tutti.
Giovedì 4 dicembre. Una ragazza di 27 anni è scomparsa da undici giorni. Tanti giornalisti in città, forze dell’ordine impegnate nelle indagini. Si teme per l’incolumità della giovane.
Giovedì 4 dicembre, ore 19.15. Quattro macchine dei carabinieri sono parcheggiate a pochi metri da una casa con le luci natalizie blu. L'abitazione si trova nella campagna neritina, ma bene in vista da qualsiasi autovettura di passaggio. Una ragazza scomparsa, quattro gazzelle dell’Arma, luci blu nel buio, un amico della ragazza è accompagnato in caserma. L'amico è di origine romena. Questi sono gli ingredienti.
Passa qualche minuto e le auto diventano sette. In più, da Roma, arriva il furgone del reparto investigazioni scientifiche, i “Ris”. La miccia è accesa: i messaggi di testo e quelli vocali iniziano a propagarsi e moltiplicarsi su migliaia di telefonini. La colonna di mezzi percorre 882 metri e arriva in via Giannone, lì dove abita il giovane lavoratore trattenuto in caserma. In 45 minuti l’area è presa d’assedio dai cittadini. Sono le 20. Il silenzio spettrale di una zona centrale della città, solitamente abituata al traffico, è rotto da un pianto prolungato e disperato. Qualcuno inizia a urlare: “Rumeni di merda, vi ammazziamo tutti”.
Alle 20.13 arrivano a tutta velocità due autovetture dei carabinieri. Scendono almeno 7 uomini. Esplode la follia collettiva. I presenti sfondano il cordone delle forze dell’ordine e partono all’assalto. Di chi e cosa non lo sanno nemmeno loro. E infatti arrivano a sfiorare un giovane con un k-way rosso, scambiato per il trentenne trattenuto in caserma. Ma è il fratello della ragazza scomparsa: terrorizzato dalla furia cieca della folla, si stringe al cugino. Le forze dell’ordine sono a un passo dal farsi sfuggire di mano la situazione, ma rispondono mostrando i muscoli: spintoni, qualche schiaffone, calci e tutto quello che può servire per salvare il giovanissimo preso di mira. La situazione si raffredda ma rimane molto tesa. Sul posto arrivano i rinforzi: poliziotti, finanzieri e agenti di polizia locale.
La notizia che circola su WhatsApp è terribile: "Un corpo di giovane donna è stato ritrovato in contrada Fumonero". A volte accade che una voce di paese venga riportata, in perfetta buona fede, da un giornalista, magari in diretta web. La notizia diventa così "ufficiale" pur senza alcuna conferma, zero riscontri. Molti giornali lo annunciano. Il riverbero dei social è drammaticamente capillare: arriva su tutti i telefoni nel giro di pochi secondi.
Ma alle 21 un lampo di luce: Repubblica annuncia a tutta l’Italia: “La ragazza è viva e sta bene”. La notizia è ufficiale, verificata e dunque vera.
L’umore della piazza cambia nel giro di pochi minuti. Il comandante provinciale dei carabinieri smentisce la morte della ragazza. I neritini rimangono lì perché adesso vogliono vedere se è tutto vero. Quello che succede dopo, ai fini della nostra analisi, non interessa più.
Gli ingredienti, dicevamo. Perché i cittadini e alcuni giornalisti presenti sul posto hanno creduto alla leggenda del corpo ritrovato? Ci hanno creduto quasi tutti. Perché? Perché la leggenda corrispondeva a quello che si aspettavano. Ad oggi ci sono stati 77 femminicidi in Italia e 68 tentati femminicidi (fonte “Osservatorio nazionale - Non una di meno”). A Nardò, una ragazza di 27 anni è scomparsa da undici giorni e pensare al peggio è quasi scontato.
Come pensa la gente? La collettività - lo testimoniano centinaia di dichiarazioni pubbliche da parte dei loro rappresentanti - è ossessionata dagli stranieri. Stranieri dappertutto. Stranieri cattivissimi e pericolosissimi. A Nardò la leggenda ha quadrato con i pregiudizi e dunque bisognava crederci: il colpevole è il ragazzo di origini romene. E non importa che sia un gran lavoratore o che i suoi amici lo descrivano come una persona riservata e seria.
E del governo cittadino ci sono notizie? Perché non è stata condannata subito la violenza? Quel tratto distintivo di una parte dei neritini ampiamente dimostrato durante la follia che sarebbe pure potuta sfociare in un tentativo di linciaggio?
Tre giorni prima dell’isteria collettiva, l’assessore comunale afferente a Difendere Nardò, quindi Casapound, ha partecipato a un convegno sulla “remigrazione”, portando i saluti da Nardò (lunedì 1 dicembre).
Che cos’è la “remigrazione”? La prima a utilizzare questo termine è stata Alice Weidel, leader dell’ultradestra tedesca, designata candidata cancelliera dell’Afd alle elezioni di febbraio, che ha dichiarato: “Abbiamo un piano per il futuro della Germania: chiudere completamente le frontiere, respingere ogni viaggiatore senza documenti, cancellare le prestazioni sociali per i non residenti e procedere a rimpatri su larga scala. Se si deve chiamare remigrazione, si chiamerà remigrazione” (fonte: Avvenire 28 gennaio 2025).
Sempre il giornale dei vescovi, il 13 ottobre, titola così: “Remigrazione, attenzione alle parole d’odio”. Il nemico dal quale difendersi, il colpevole, il cattivissimo è dunque lo straniero. Ma va bene anche chi è di origine straniera.
Gli ingredienti ci sono stati tutti. Un contesto che non condanna la violenza pure.
Benvenuti a Nardò, dicembre 2025.
















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