PORTO CESAREO - La stagione balneare è iniziata da poco, e con essa continua la distruzione delle dune costiere, passo dopo passo.
Perché è proprio il calpestio dei bagnanti, la posa di ombrelloni, sedie a dissestare la sabbia, lasciando scoperte le radici della vegetazione dunale, compromettendone stabilità e sopravvivenza. Ginepri secolari dalla crescita lentissima danneggiati in pochissimi anni. Nonostante le leggi di tutela, e l’esistenza di cartellonistica in alcuni tratti di costa, la distruzione continua.
Dove esistono le staccionate in paletto di castagno, vengono divelte o scavalcate. Comportamenti intollerabili in un territorio che ospita un parco marino come Porto Cesareo, ma anche in altri tratti della costa salentina la situazione non è diversa. Le dune costiere oltre all’aspetto paesaggistico svolgono l’importante funzione di trattenere la sabbia e filtrare il vento ricco di salsedine, proteggendo quindi la fertilità dei terreni agricoli dell’entroterra, e contrastare l’erosione costiera.
Scomparsa la duna, è più facile che scompaia anche la spiaggia, consumata successivamente dalle mareggiate invernali e dal vento. Nei decenni passati con finanziamenti pubblici sono state realizzate diverse opere di ingegneria naturalistica per la ricostituzione del cordone dunale, e opere per la tutela delle dune ancora esistenti.
Denaro pubblico andato in fumo in brevissimo tempo a causa dei comportamenti scorretti e della carenza di controlli. Se si vuole conservare concretamente le dune e quindi le spiagge, bisognerebbe realizzare recinzioni più robuste ed efficaci, anche se con un impatto visivo maggiore. Altrimenti si continuerà ad investire risorse economiche senza raggiungere l’obiettivo. Nei periodi di maggiore afflusso turistico, le dune vengono occupate dai bagnanti anche per la superficie sempre minore destinata alla spiaggia libera.
(Fabio Coppola)
















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