Gli unici Comuni che, in questa seconda tranche, hanno scelto di ospitare i crematori sono Cavallino, Lecce, Matino, Nardò, Racale, Sanarica, Soleto, Spongano, Sternatia, Tricase, Ugento e Vernole. La relazione sui costi e benefici della Provincia.
Finalmente, anche nel Salento, chi lo vorrà potrà scegliere di essere cremato dopo la morte senza dover spendere ingenti somme per raggiungere cimiteri di altre città.
Dopo il via libera del consiglio provinciale, c’è stata un’accelerata all’iter che porterà i primi «crematori» nel Salento, con l’approvazione del documento di valutazione del fabbisogno
di crematori, redatto dal dirigente provinciale del servizio Ambiente e Polizia Provinciale Dario Corsini.
L’argomento era stato sottoposto all’attenzione dei sindaci nel corso di un’assemblea tenutasi alla fine del 2011. Nel gennaio 2012 poi, alcuni comuni hanno manifestato il proprio interesse ad ospitare nei propri cimiteri i crematori.
Si tratta di Lecce, Tricase, Ugento, Cavallino e Nardò. Dopo aver ricevuto queste richieste,
Corsini, per capire il fabbisogno di crematori del territorio salentino, ha chiesto ai sindaci di tutti i 97 Comuni della provincia comunicare il numero di decessi e le richieste di cremazione
negli ultimi cinque anni, la popolazione residente e di far conoscere la propria disponibilità alla realizzazione di crematori all’interno del proprio territorio comunale.
Alla richiesta del dirigente hanno risposto quasi la metà dei Comuni salentini che, per la stragrande maggioranza, non hanno concesso la disponibilità ad ospitare crematori. Gli
unici che, in questa seconda tranche, hanno scelto di ospitare i crematori sono Cavallino, Lecce, Matino, Nardò, Racale, Sanarica, Soleto, Spongano, Sternatia, Tricase, Ugento e Vernole.
Sulla base di queste adesioni, la Provincia ha stabilito che in una fase successiva, di concerto con i Comuni interessati, dovranno essere individuati i cimiteri che ospiteranno i crematori. La Provincia di Lecce provvederà annualmente a monitorare l’andamento della cremazione sul territorio provinciale e, qualora si registrasse un incremento delle pratiche di cremazione, potrà aggiornare le proprie valutazioni in ordine ai fabbisogni. I 12 Comuni interessati ad ospitare i crematori, invece, dovranno definire al meglio le loro future tarif fe.
lI crematori che saranno realizzati nel Salento costeranno circa due milioni di euro ciascuno. Lo ha comunicato il dirigente provinciale Dario Corsini all’interno della sua valutazione del fabbisogno di crematori nel Salento, commissionata dal Consiglio provinciale. «La cremazione in Italia», scrive il dirigente del servizio Ambiente e Polizia Provinciale di Palazzo
dei Celestini, «finora non ha avuto un grande seguito. Solo recentemente si è riscontrata una
sensibile crescita del fenomeno: dallo 0,7% di salme cremate nel 1998 si è arrivati al 10,3% del 2007. Pur in presenza di questo considerevole incremento degli ultimi anni, la pratica della cremazione risulta essere molto ridotta se confrontata con i dati degli altri paesi europei. La media europea viaggia verso il 36%.
Analizzando il dato territoriale su scala nazionale e regionale» continua Corsini, «si può valutare che le regioni che hanno registrato un maggior incremento percentuale delle cremazioni rispetto al 2006 sono state: Lombardia (+ 29,7%), Veneto (+11,4%) ed Emilia Romagna (+11,6%)». Attualmente sul territorio provinciale leccese non è presente alcun impianto e le cremazioni vengono effettuate in gran parte nel crematorio del cimitero di Bari. Alla richiesta di disponibilità ad ospitare l’impianto, inviata da Corsini ai 97 Comuni del Salento, hanno risposto circa la metà degli stessi.
Dai dati ottenuti dalla Provincia, si evince che negli ultimi 5 anni, nella metà dei comuni salentini ci sono stati 23.947 decessi e 91 persone hanno voluto essere cremate. Ora, i 12 Comuni che hanno aderito alla proposta provinciale, dovranno realizzare un piano di costruzione e tariffario e poi la Provincia selezionerà le sedi di concerto con i Comuni.
«Indicativamente», spiega Corsini, «Il costo medio di un tempio di cremazione è valutato
in circa un milione e 700 mila euro, di cui circa 600mila euro per la fornitura e l’installazione
dei forni; un milione di euro per le opere murarie, gli arredi, l’impiantistica e 90mila per la progettazione, a cui vanno aggiunte le spese di collaudo e l’Iva per un importo complessivo di circa un milione e 900mila euro. I costi di manutenzione sono elevati.
L’equilibrio economico-gestionale di un impianto può essere stimato a partire da un minimo
di circa 600 cremazioni l’anno». Secondo il dirigente, i Comuni aderenti ora dovranno scegliere fra due strade per rientrare con i costi dell’impianto: richiedere una quota del provento derivante dalla cremazione, oppure richiedere un canone annuo. «La potenzialità di un impianto crematorio è di una salma ogni 90 minuti circa, a cui va aggiunta un’altra ora per il raffreddamento delle ceneri», conclude Corsini, «Alcuni impianti hanno un ritmo di produzione sulle 24 ore, in quanto nel periodo notturno procedono alla cremazione di resti da esumazione e indecomposti. Dovrebbero essere previsti la sala delle cerimonie con il feretro, salette per gli officianti di diversi riti religiosi, una sala d’attesa, l’ufficio dell’addetto, la
camera di ricevimento per i feretri e per le urne cinerarie, i servizi igienici per il pubblico e
il personale di servizio, i forni crematori, l’impianto di depurazione, una camera deposito a
temperatura controllata. Un impianto crematorio, infine, deve essere concepito in modo tale da limitare il più possibile l’impatto ambientale».
















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