NARDO' - Era convinta di aver venduto la propria casa per appena 19mila euro, mentre in realtà l'immobile sarebbe stato ceduto ad un prezzo di ben 50mila.
Questi i fatti che sono poi sfociati nell'inchiesta a carico del titolare di u n’agenzia immobiliare di Nardò. Le accuse che gli vengono contestate sono quelle di truffa e di circonvenzione di incapace. Ipotesi che però la Procura ritiene non siano più consistenti, tanto che il pubblico ministero Giuseppe Capoccia ha avanzato richiesta di archiviazione.
I fatti risalgono al 2007, quando una casalinga di 61 anni affidò all'agenzia dell'indagato il mandato per vendere un appartamento a Galatone, chiedendo una somma di 52mila euro. Stando al contenuto della denuncia, però, alla donna fu detto che il prezzo era troppo alto, e quindi l'importo fu progressivamente diminuito: prima 42mila, poi 32mila, fino ad arrivare a 25mila. Alla fine, il titolare dell'agenzia disse di aver trovato un acquirente disposto a pagare 19mila euro.
Nonostante l'importo fosse inferiore a quello richiesto, la proprietaria accettò ugualmente di concludere l'affare. Nel febbraio 2008 la casalinga si recò dal notaio insieme al titolare dell'agenzia per la stipula del contratto, ricevendo un assegno con la cifra pattuita.
A distanza di ben tre anni, poi, la donna fu convocata dai militari della Guardia di finanza, nell'ambito di alcuni accertamenti sulla vendita dell'immobile. Solo in quell'occasione la casalinga apprese che a distanza di appena tre giorni dalla stipula del contratto, la sua casa era stata rivenduta ad un prezzo di 50mila euro. Inoltre, la donna scoprì anche di non aver firmato un preliminare di vendita, bensì una procura speciale a vendere l'appartamento.
Da lì la denuncia e l'avvio delle indagini. Gli accertamenti, però, non avrebbero svelato nulla di illecito nel comportamento del titolare dell'agenzia immobiliare: da qui la richiesta di archiviazione.
Di parere contrario, però, è stato il gip Carlo Cazzella, che di recente ha disposto nuove indagini. La presunta vittima è assistita dagli avvocati Giuseppe Bonsegna e Gabriele Manieri, l'indagato dall'avvocato David Degli Atti.
















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