NARDO' - 84 firme su cinque fogli pieni zeppi di nomi e cognomi: medici, infermieri, custodi e impiegati. Tutti coloro che sono sopravvissuti alla “tabula rasa” fatta dalla direzione generale della Asl nei confronti del “San Giuseppe – Sambiasi” chiedono al sindaco Marcello Risi di fare presto e di firmare il protocollo d'intesa che costituisca, a Nardò, la “Casa della salute” al posto dello scomparso nosocomio. “Se non lo faranno – dicono gli operatori sanitari – da Nardò porteranno via anche i muri”. Ed è vero se si pensa che per disposizione del direttore generale sono stati portati via accessori ed arredi anche dalle camere mortuarie allestite con un notevole finanziamento recentissimo, quello disposto dall'allora assessore alla Sanità Alberto Tedesco.
La lettera è stata inviata il 24 aprile al primo cittadino di Nardò, al direttore generale Valdo Mellone e al direttore del distretto Umbero Caracciolo. Con la nota gli 84 resistenti chiedono con decisione di non indugiare più perché ogni settimana peduta significa un tassello dell'ospedale che se ne va. L'impressione è che il sindaco sia imbrigliato dalla sua stessa maggioranza che si è incaponita nello sperare che cambi qualcosa ai vertici della Regione. Ipotesi scongiurata dalle ultime vicende politiche nazionali che hanno visto Vendola tornare al comando pieno della giunta regionale. Quindi non ci sono più alibi: o si firma per la Casa della salute o si muore, il Sambiasi scompare del tutto. Ma dal Comune di Nardò nesuno si muove perché soprattutto i centristi vogliono fare un “dispetto” a Vendola ma lo stanno ormai facendo, di fatto, a se stessi ed ai cittadini.
“Con questo documento – dice l'equipe sanitaria degli 84 – chiediamo un impegno congiunto del sindaco e di tutte le componenti istituzionali del Comune e di ambito, per garantire quanto promesso dalla Regione. La Casa della salute - continuano – dovrà essere un punto di riferimento per la salute ed il benessere dei cittadini e rapprsentare un centro qualificato di assistenza per favorire la semplificazione dei percorsi e l'integrazione delle attività specialistiche”. Prevista – se si firmerà il protocollo con l'assessore Elena Gentile – la guardia medica h24, un punto di primo soccorso, un ambulatorio infermieristico e tutti gli ambulatori specialistici, i day service medici e chirurgici previsti nel protocollo. “E' inoltre fortemente auspicabile l'attività di una unità di degenza territoriale per garantire la continuità assistenziale ai pazienti che, una volta trattata in ospedale la fase acuta, necessitino ancora di assistenza in ambiente protetto”. Ma su tutto si allunga l'ombra di quanti, anche da Nardò, stanno remando contro il risveglio di qualsiasi genere di attività nell'ex ospedale. Riuscirà finalmente Risi a spezzare questo gioco perverso?
La lettera si conclude con il ricordare che, come previsto nel protocollo, giace presso la Regione un progetto per una residenza sanitaria assistita ed un “centro di risveglio” da attivare nell'ospedale mentre, nel frattempo, è attiva la Lungodegenza ospedaliera-territoriale, ultimo reparto sopravvissuto alla devastazione. Ma se nessuno si muove tutto rimarrà sulla carta.
















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