NARDO' - Caro direttore, ma i lavoratori col voucher “possono viaggiare”?
Un mio conoscente m’ha chiesto, meravigliato: “ma cos’è questo documento di viaggio che m’hanno consegnato i miei datori di lavoro? Io non voglio viaggiare, ma lavorare”.
Ho cercato di spiegare che i suoi “donatori”,pardon datori li faranno fare tanta fatica, ma di certo non lo faranno viaggiare.
Il governo Meloni, dal Primo Maggio (per dileggio alla celebrazione dei lavoratori) ha ripristinato per decreto i famosi vouchers, che tanta precarietà ed indecisioni avevano disseminato negli anni scorsi.
In effetti Vouchers significa «attestare, garantire», dal lat. vocare «chiamare». Documento rilasciato da un’agenzia di viaggio ai propri clienti, come attestazione del diritto a usufruire gratuitamente, nel loro viaggio, di determinati servizi (soggiorno in alberghi, pasti, escursioni, mezzi di trasporto, ecc.), già pagati in precedenza all’agenzia.
Ma l’esecutivo meloniano ha voluto, continuando la cattiva tradizione dei governi precedenti, dare una patina elegante per “vestire” la paga dei lavoratori. A patto che non si parli di retribuzioni degne. (Art. 36. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantita' e qualita' del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a se' e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa).
La mia modesta delucidazione non ha convinto molto l’amico. Ma è bastato che iniziasse a lavorare. L’ho visto caricare in spalla, come una bestia da soma, sgabelli, sedie, andare avanti e indietro, servire a tavola, dalle prime ore del pomeriggio fino a tarda notte. E viaggi di piacere, o voli in aereo, neanche l’ombra. Ritornato dopo un mese m’ha mostrato il suo compenso salariale.
E la faccia non era più perplessa, né tanto meno di uno che aveva visitato paesi esotici, ma “imbufalito spinto con brio”.
Il premier Meloni(sic), che non so perché mi ricorda tanto un sindaco delle nostre parti, nel video mandato in onda a reti unificate da fiction cinematografica, con luci e proscenio alla Dallas, allestito a Palazzo Chigi ha comunicato (tenendo alla larga i giornalisti dissidenti) che avrebbe fatto un regalo alle tante imprese irregolari reintroducendo “il documento di viaggio” Non sia mai che avesse, anche per errore, fatto “un dono” ai lavoratori.
Questa esecrabile misura - già abolita qualche anno fa che aveva fatto infuriare le organizzazioni dei lavoratori – sarà conveniente a deregolamentare il lavoro stagionale ed occasionale.
Nel 2008 i voucher erano 535 mila e solo per i lavoretti saltuari e occasionali, nel 2016 aumentarono a 134 milioni usati per pagare 1,8 milioni di lavoratori spesso mascherando abusi di ogni tipo, nonostante la tracciabilità digitale: dai fuori busta, alla dipendenza mascherata, al nero non solo nel settore dei servizi, ma anche nell’industria.
Nel giro di quasi dieci anni, sono stati venduti in Italia 433 milioni di voucher da 10 euro lordi (7,5 al netto di contributi, Inail e spese).
Pertanto, quell’amico è stato licenziato. Ammesso fosse mai stato assunto. Lamentava di volere un contratto ed una paga regolare, visto che deve mantenere la moglie e due figli. Con quel salario da fame era sulla soglia della povertà. Aveva comunque accettato quel lavoro, ed ogni giorno con la sua utilitaria era obbligato a farsi 50 km. di strada. Aveva percepito mesi prima il reddito di cittadinanza (lo riporto visti i tanti i cronisti mainstream che hanno inventato le storie, per i percettori del reddito, per la ditta “poltrone e sofà”) e con quel lavoro, già alla terza settimana del mese, in tasca non li restava nulla.
Adesso, avendo meno di 50’anni, è “occupabile”, come amano dire lor signori, e i limiti chilometrici, per la chiamata di lavoro, sono aumentati. In famiglia non ha, per fortuna, figli disabili. Li toccherà un reddito d’inclusione o altre formule inventate (tanto la miseria è la stessa) che aggirano l’ostacolo del salario minimo e la paga oraria legale. Non usufruirà del taglio del cuneo fiscale, perché non rientra in quei paramenti.
Se entro qualche mese non riuscirà a trovare dei “donatori” di lavoro, che lo assoggettino per assumerlo, alla volontà e all'arbitrio del suo legittimo proprietario, perderà anche quell’emolumento economico.
E dunque li toccherà ritornare a richiedere lavoro a vouchers, con sottomissione e cappello in mano. E se questo lavoro non potrà proprio essere paragonato ad un viaggio di piacere, possiamo anche chiamarlo “desiderio di avere un lavoro ben pagato,libero e dignitoso”. E la Costituzione è solo un richiamo alla memoria.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente















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