NARDO' - Ed una storia tutta da leggere e tramandare: "Scintille di memoria".
SCINTILLE DI MEMORIA
Nel passato a Nardò fioriva una tradizione:
i pellegrini si muovevano con fede e devozione
alla cripta di Sant’Antonio, luogo di raccoglimento,
per onorare il Santo tra veglia e sentimento.
Nel borgo antico si respiravano riti vibranti
di canti, preghiere e luci tremolanti:
i fedeli guidavano gli animali infiocchettati
tra piazzette, stradine e vicoli impolverati.
In Piazza Osanna solenne e festosa,
con una celebrazione gioiosa,
gli animali venivano benedetti,
per essere dal Santo protetti.
In campagna i contadini si davano da fare:
raccoglievano la legna per innalzare,
nel proprio rione, una pira alta e possente,
segno di devozione e competizione ardente.
Mani sapienti accatastavano con arte e cura,
sapere segreto che ancora perdura,
“asche, ramagghie, llione
taccari, quarche cippone,
e sarmente” della rimonda antica,
doni della terra, preziosa e amica.
Per il Santo protettore del fuoco, dei pompieri,
dei contadini, degli allevatori e dei panettieri,
ardeva la focara, simbolo di purificazione,
fede profonda, rinascita e comunione.
La focara la notte rischiarava
e ogni scoppio la paura sfidava
dei petardi nascosti nella brace
da una mano tanto audace.
“Li fraciddhre” si levavano verso il cielo stellato
mentre ogni cuore affidava al Santo un sogno desiderato.
Nel clima allegro della festa paesana,
le tavolate erano traboccanti di cibo e allegriasana.
Le salsicce sfrigolavano sui carboni ardenti,
spargendo nell’aria profumi avvolgenti.
Nella notte di pura magia,
fra canti, risa, danza e allegria,
l’atmosfera vibrava di echi intrecciati
mentre il vino tremava nei calici alzati.
Quando “lu pittaci” taceva e il fuoco moriva,
la brace raccolta pian piano si offriva.
Nei bracieri trovava quieta dimora,
per scaldare e benedire ancora.
Portata a casa con gesto devoto e sincero,
era segno di protezione per l’anno intero.
I riti cambiano, muta la forma,
ma il senso profondo mai si trasforma.
La tradizione continua e nella memoria vive:
è un ponte tra ieri e oggi che mai si recide.
Nel fuoco che unisce passato e presente,
risplende l’anima di un popolo fiero e credente.
E ogni scintilla, che sale verso il cielo sereno,
sprigiona fede, speranza e sogno terreno.
Mariella Adamo
“Scintille di memoria” celebra una delle più antiche e suggestive tradizioni di Nardò: la festa di Sant’Antonio Abate, conosciuta come “Sant’Antoniu ti lu fuecu”. Il testo accompagna il lettore lungo il percorso della festa, dai pellegrinaggi devoti alla cripta di Sant’Antonio Abate, situata nei pressi della masseria Castelli Arene, fino ai falò rionali che, nel passato illuminavano la notte con il calore del fuoco e della comunità.
Tra processione, benedizione degli animali domestici, canti e preghiere, il componimento evoca l’atmosfera viva e popolare della festa, intrecciando immagini di fiamme che salgono verso il cielo, profumi di grigliate e la gioia degli abitanti che si ritrovano attorno ai falò.
Il brano è un ponte tra passato e presente: racconta la devozione e i riti antichi, ma allo stesso tempo celebra la memoria collettiva e l’identità di un popolo che, attraverso il fuoco, mantiene vive le proprie radici e la propria storia. Con ritmo musicale, rime e immagini evocative, fa sentire il lettore partecipe di una tradizione che continua a illuminare la nostra città di fede, festa e calore umano.
















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